Anna,la Piccola Anna

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Io non so.Proprio non lo so.Avevano un giardino che lo invidiava anche il vento.Si perdevano nelle piccole strade dei paesi dell’Emilia e della Toscana,di domenica.Di sabato avevano deciso di passare tutto il giorno a baciarsi.Sì,a baciarsi.”Che due brutti baroni,però!” potrai pensare tu, che sei anche raffreddato.Loro no. Si baciavano,di sabato.Non avevano figli. Avevano un giardino, due labbra ciascuno, delle belle mani,una vespa,un cestino,dei panini, una bottiglia di vino, due cuori.La domenica sera stavano nel bar “Da me riva”, seduti. A giocare a carte con quei due pistoloni di Enzo e Ugo. Formidabili a briscola, fumatori,bevitori,anarchici. Bestemmiatori da premio Nobel.Anna teneva i punti. Fischiettava se non aveva l’asso di briscola. Fingeva un piccolo orgasmo se aveva il re.Così quei due pistoloni non capivano più niente e perdevano, all’istante quasi.Anna si perdeva spesso nelle feste dell’Unità. Era una sua passione, ancestrale direi.”Voglio sposarmi con una sedia di paglia e un bicchiere di vino, ballando a piedi nudi…!” diceva. E ti abbracciava. Ti abbracciava sempre. Era come se ogni suo abbraccio avesse la forza di dirti “Dai! sorridi un po’…!”Poi c’era Carlo. Un pistolone all’ennesima potenza. Un maledetto settantenne e comunista nelle vene. Il proprietario del bar. “Se de Andrè fosse arrivato a settant’anni eravate due gocce d’acqua…! diceva Ugo, tra un bicchiere di vino e la Gazzetta dello Sport.Era uguale. Identico. Grande conoscitore della Critica della ragion pura di Kant. Gran bevitore, anche lui.Un pistolone. Un gran postolone.Diveva sempre a lui ” Ascolta, te vuoi un bel pugno nelle palle adesso o dopo?”.Vabè. Carlo. Un pistolone.Anna amava la verdura. Le zucchine, le melanzane, la verza.Diceva lui “Allora stasera per festeggiare cosa ci mangiamo,amore mio?””Pasta e zucchine,amore mio”Anna era Anna.Poi c’era Giacomino. Il nipote di lui.Giacomino era una rottura di palle terrificante.Ma aveva un dono, una cosa splendida.”Dai Giacomino…allora? me la canti ancora?” diceva Anna.Giacomino sapeva cantare. Nel senso: sapeva cantare SOLO Dieci Soldati di Fossati. Solo quella.Ma la cantava troppo bene. E fingeva di avere due bacchette di legno e un rullante mentre faceva gli stacchi di batteria.Giacomino, un pistolone anche lui.Anna si innamorò del vento che ti sposta via, delle carte da briscola, di suo figlio Dario. E di quell’uomo che si chiama Matteo.Anna rallegra le sue petunie con l’acqua, ogni sabato mattina.Al sabato sera s’abbraccia con i suoi amici della festa dell’Unità, pensando che niente ha più valore del suo amore per Matteo.Alla domenica mattina s’avvicina al cimitero, con qualche fiore rosso e una fascia della Brigata Garibaldi.Lui perse l’anima e il cuore con un cucchiaio troppo pieno di brown sugar.Dario sorride quando vede la sua mamma.

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